CONFUTAZIONE DELLE PROVE A SOSTEGNO DELL'ESISTENZA DEI RETROVIRUS ENDOGENI

Passi tratti da “E' vero che la scienza dissidente è 'estremamente discutibile', 'imbarazzante' e 'dannosa'”? (Is the dissident science “highly questionable”, “embarrassing” and “damaging”?)

Eleni Papadopulos-Eleopulos

Valendar F Turner

John M Papadimitriou

David Causer

Settembre 2010

 

Attualmente, non esiste alcuna prova a sostegno dell'esistenza dei retrovirus endogeni. Almeno questa è una questione condivisa sia dal Gruppo di Perth sia da Gallo. Durante la causa Parenzee, Gallo affermò diverse volte che per definizione una particella può essere ritenuta un virus se, e solo se, esistono prove a sostegno della sua trasmissibilità. Kevin Borick [l'avvocato della difesa] fece una domanda a Gallo e lui rispose che “come ha affermato correttamente la prima testimone [Eleni Papadopulos-Eleopulos] i retrovirus endogeni non sono virus, ma sono particelle che non sono mai state trasmesse. Un virus è qualcosa di infettivo, e bisogna dimostrare che passa dalla persona A alla persona B. In mancanza di ciò bisogna concludere che si tratta di particelle. Al contrario, un virus dovrebbe almeno essere trasmesso in vitro presso i laboratori e dovrebbe passare da una cellula all'altra, ma ciò non  è mai stato dimostrato nei retrovirus endogeni”.(Riferimento T1298 del verbale della causa)...”.

De Harven affermò che l'“HIV” è un retrovirus endogeno.

A sostegno della sua affermazione secondo la quale “I retrovirus endogeni umani (HERVs)... Potrebbero offrire una spiegazione alternativa alle informazioni pubblicate”, de Harven citò “DUE articoli significativi sugli HERVs:

1.     “I virus che sono dentro tutti noi: caratteristiche e significato biologico delle sequenze dei retrovirus endogeni umani” (The viruses in all of us:  characteristics and biological significance of human endogenous retrovirus sequences), Lőwer R e coll.;  Proc Natl Acad Sci, USA 1996.

2.  “I retrovirus endogeni umani... sono stati demistificati” (Demystified…Human endogenous retroviruses), Nelson, P.N. e coll., Mol Pathol, 2003.

Nell'introduzione all'articolo di Nelson e coll. c'è scritto quanto segue: “I retrovirus endogeni umani (HERV) rappresentano le impronte di una infezione retrovirale precedente... Durante gli ultimi due decenni sono state identificate oltre 20 famiglie di HERV (1-3). Nonostante il fatto che diverse famiglie siano difettose a causa dell'accumulo di mutazioni, cancellazioni e segnali di terminazione all'interno delle sequenze codificanti, un numero limitato di HERV possiedono il potenziale di rilasciare prodotti virali e anche di rilasciare particelle simili ai virus”.

In altre parole, gli HERV non sono dei virus e qualora alle volte si vedono delle particelle (sempre nei coltivi) quelle particelle assomigliano ai virus, ma non sono dei virus. Il resto dell'articolo ha a che fare con la biologia molecolare e gli HERV e menziona “la possibilità che gli HERV siano coinvolti nello sviluppo delle malattie, ivi inclusi i tumori maligni”.

Così come ipotizzato dal titolo dell'articolo di Lőwer’s e Kurth, secondo loro gli HERV sono solo delle sequenze che si trovano nel genoma umano.

Per quanto riguarda l'approccio sperimentale più importante nei confronti della loro scoperta, essi scrissero: “Il setaccio di biblioteche genomiche umane sotto condizioni poco rigorose mediante sonde provenienti da retrovirus animali ha permesso l'isolamento e la caratterizzazione di provirus molteplici, benchè difettosi, che rappresentano diverse famiglie [ad esempio, i HERV-E, i HERV-R, ed i HTDV/HERV-K]”.

Ne consegue che gli HERV non sono dei virus, ma un nome assegnato ad alcune sequenze particolari di DNA nel genoma umano. Oltretutto, siccome queste sequenze sono state ottenute sotto “condizioni poco rigorose”, e anche perchè, secondo gli autori, non è mai stato dimostrato che una qualche parte dei “provirus difettosi” abbia causato “l'espressione delle proteine”, non può essere esclusa la possibilità  che sia le “sequenze di retrovirus endogeni umani” sia le particelle che alle volte vengono ritrovate nei coltivi non abbiano niente a che fare con i retrovirus.

Affinché possa essere affermato che le particelle di Montagnier erano particelle di retrovirus endogeni umani provenienti dai linfociti del cordone umbelicale (placenta), ci dovrebbero essere:

1.              Delle prove a sostegno dell'esistenza dei retrovirus endogeni umani.

Ma non esiste alcuna evidenza del genere in nessuna delle referenze a noi offerte da de Harven e Maniotis a sostegno della loro affermazione. Al contrario, gli autori specificano che non esistono virus del genere.

Nel 1994 Gallo e Fauci dichiararono nel libro di testo “Harrison's Internal Medicine” che “Non esistono retrovirus endogeni umani”. Nel 2006 nel tribunale Gallo disse: “come ha affermato correttamente la prima testimone [Eleni] i retrovirus endogeni non sono virus, ma particelle che non sono mai state trasmesse. Un virus è qualcosa di infettivo, e bisogna dimostrare che passa dalla persona A alla persona B. In mancanza di ciò bisogna concludere che si tratta di particelle. Al contrario, un virus dovrebbe almeno essere trasmesso in vitro presso i laboratori e passare da una cellula all'altra, ma ciò non è mai stato dimostrato nei retrovirus endogeni”.

2.     Delle prove a dimostrazione dell'infettività delle particelle di Montagnier (Panem). Nell'articolo di Montagnier non risulta da nessuna parte alcuna prova a dimostrazione della trasmissione delle particelle “da una cellula all'altra”. Per quanto riguarda le particelle di Panem, di esse si trova qualcosa in uno dei “due articoli significativi sugli HERV” citati da de Harven nella sua conferenza (si riferisce a quello di Lőwer e coll., dove c'è scritto quanto segue: “Il primo indizio a sostegno dell'ipotesi secondo la quale i retrovirus non hanno risparmiato la specie umana proviene da indagini condotte nelle placente umane. Nelle membrane basali dei sinciziotrofoblasti sono state osservate particelle in gemmazione che assomigliano ai retrovirus” (le parole in neretto sono state evidenziate da noi).

In altre parole, ciò che si può dire al massimo riguardo Montagnier e Panem, è che sono state viste alcune particelle che assomigliano ai retrovirus. Ciononostante, nel 1976 Gallo scrisse: “Spesso nei tessuti leucemici è stato osservato il rilascio di particelle che assomigliano ai virus, sia morfologicamente sia biochimicamente [cioè, particelle che hanno attività di trascrittasi inversa] e che assomigliano ai virus di tipo C, ma che apparentemente non hanno alcuna possibilità di replicarsi”. (Per vedere qualche prova a sostegno dell'esistenza dei virus di tipo C negli esseri umani, cfr. “Animal Virology”, di Baltimore D., Huang A. S., Fox C. F., Academic Press Inc., New York, 1976, pp. 385-405). De Harven lo sa di sicuro. Nel 1965, in seguito ad una conferenza dal titolo “Osservazioni sui virus, la leucemia e la microscopia elettronica” (Remarks on viruses, leukemia and electron microscopy, volume 4 della monografia del simposio tenutosi nel 1965 presso l'istituto Wistar), uno dei partecipanti fece questo commento: “L'entusiasmo per trovare il virus che provoca la leucemia negli esseri umani, puo [far sì che] ci faccia ritrovare davanti al pericolo di un desiderio inconscio di pensare che le particelle somiglianti ai virus siano particelle di virus, oppure addirittura delle particelle di virus oncogene”.

Montagnier aveva solamente poche particelle nel coltivo, nessuna di esse aveva tutte le caratteristiche morfologiche dei retrovirus, e non c'era alcuna particella nella banda di 1,16 g/ml.

Le particelle [che assomigliano ai virus] contengono RNA (e non DNA). Le proteine delle particelle vengono codificate da questo RNA e l'RNA è una trascrizione di sequenze retrovirali endogene. Ma non esistono prove del genere nell'articolo di Montagnier. Siamo d'accordo sul fatto che per avere quella evidenza le particelle dovrebbero essere purificate. Come tutti noi sappiamo, il virus “purificato” di Montagnier conteneva solo detriti cellulari.

Ma per definizione, un "virus passeggero" è un retrovirus esogeno.

Nel suo libro, Peter [Duesberg] non ha mai detto che l'HIV è un HERV oppure un retroide. Lui ha insistito e lo fa ancora oggi, sul fatto che “l'HIV" è un retrovirus esogeno, e che la sua capacità di causare l'AIDS è stata “inventata” dagli esperti dell'“AIDS”.