LA VIROLOGIA ESISTENZIALE DEL PROF. MARCO RUGGIERO

CLAUS JENSEN

http://tig.org.za/the_hiv_symposium/

TRADUZIONE A CURA DEL TIG (www.tig.org.za)

Il presidente di Rethinking AIDS David Crowe annuncio’ sul comunicato stampa rilasciato il 20 Dicembre 2010 l’ultima e forse la piu’ importante aggiunta al suo comitato di direttori:

Tra le altre cose, Rethinking AIDS aggiunse un nuovo componente al comitato di direttori, il dott.re Marco Ruggiero, medico qualificato e radiologo clinico. Ruggiero e’ professore a tempo pieno di biologia molecolare e genetica presso l’Universita’ di Firenze, ed insegna presso le facolta’ di Medicina, Scienze chimiche, biologiche e biotecnologiche, oltre ad Ingegneria. Dal 1984 al 1986 ha condotto una ricerca post-laurea presso l’azienda Burroughs Wellcome, nei pressi del Research Triangle Park, NC, Stati Uniti, dove ebbe l’opportunita’ di collaborare e di pubblicare assieme al Premio Nobel Sir John Vane.

In seguito il dott.re Ruggiero ha condotto ricerche presso il laboratorio di biologia cellulare e molecolare dell’Istituto Nazionale del Cancro nei pressi di Bethesda, MD, Stati Uniti, dove ha collaborato col professore Duesberg mentre si trovava in visita in questo laboratorio. Poi, per due anni e’ stato capo laboratorio presso l’azienda farmaceutica Sigma-Tau a Milano.

Nel 1992, il dott.re Ruggiero divento’ professore associato  di biologia molecolare presso l’Universita’ di Firenze e nel 2002 professore a tempo pieno. L’obiettivo della ricerca del prof. Ruggiero e’ lo studio dei meccanismi molecolari responsabili della trasformazione, dei segnali e della morte cellulare nelle diverse patologie che colpiscono gli esseri umani, dal cancro all’AIDS. I risultati della sua ricerca sono stati pubblicati su riviste scientifiche revisionate da altri ricercatori e catalogate su PubMed, e sono citate in alcuni libri.

Nonostante il fatto che in quel momento non sembrasse qualcosa di palese, Rethinking AIDS annunciava allo stesso tempo il suo nuovo approccio nei confronti dell’HIV e dell’AIDS, basandosi sull’autorita’ del prof. Ruggiero e sulle sue strategie per introdurre il dissenso nel dibattito sull’HIV e l’AIDS all’interno della corrente principale, e cioe’, “l’HIV non e’ la sola causa dell’AIDS”. Questa affermazione presuppone l’esistenza dell’HIV,  piu’ o meno nel modo in cui viene affermato dalla corrente principale, e la sua relazione causale con l’AIDS.

Celia Farber, la componente di Rethinking  AIDS responsabile di annotare tutto cio’ che  succede in quella associazione, fece un’intervista al loro nuovo luminare scientifico, l’ha inserita sul suo sito thetruthbarrier.com, e David Crowe  l’ha subito esposta bene in vista su un link apposito nel suo sito Rethinking AIDS. Durante l’intervista, Farber si propose di chiedere l’opinione del prof. Ruggiero riguardo all’esistenza e alle caratteristiche dell’HIV:

CF: Secondo Lei, l’HIV esiste come retrovirus unico ed esogeno?

MR: Si, certo. Tuttavia, essendo uno scienziato, mi baso sui dati. Se esistono dati a dimostrazione del fatto che la sequenza nucleotidica attribuita all’HIV e’ omologa alle sequenze presenti nel genoma umano diploide, allora non avro’ alcuna difficolta’ nel definire l’HIV come un retrovirus endogeno umano. L’intera sequenza diploide umana (almeno quella sequenza appartenente ad un individuo) la si puo’ consultare qui: NEW INDIVIDUAL HUMAN DIPLOID GENOME [nuovo genoma umano diploide]. Qualsiasi persona che abbia dei dubbi sull’esistenza dell’HIV, non avra’ alcuna difficolta’ nel confrontare l’HIV e le sequenze umane ai fini di rilevare delle omologie. Ma finora, che io sappia, non sono state trovate omologie del genere.

Queste affermazioni indussero il Gruppo di Perth a fare al prof. Ruggiero qualche semplice domanda:

Gentilissimo Professore Ruggiero:

Abbiamo apprezzato molto la sua intervista concessa a Celia Farber, e, dopo qualche giorno di riflessione, vorremmo chiedergli il suo aiuto per chiarirci qualche perplessita’:.
 
Le chiediamo gentilmente di fornirci almeno una referenza a dimostrazione:
 
1.      Dell’esistenza del genoma dell’HIV nelle particelle retrovirali.

2.      Dell’esistenza dell’HIV nel genoma dei pazienti con l’AIDS.

 3.      Dell’esistenza dei retrovirus endogeni. 

In attesa di una Sua risposta a tempo debito.

Cordiali saluti,

Eleni, Val e John.

In una mail supplementare, il Gruppo di Perth entro’ nei dettagli:

1.  Le condizioni assolutamente necessarie ma non sufficienti a dimostrazione dell’esistenza dell’HIV sono  l’ottenimento del genoma dell’HIV da particelle che somigliano ai retrovirus e poi il rilevamento dello stesso genoma in vivo.

Alla pari di Robin Weiss prima di lui, il prof. Ruggiero rispose appellando alla mancanza di regole, un qualcosa di generale nella virologia:

Secondo la mia umile opinione, la Sua affermazione secondo la quale “Le condizioni assolutamente necessarie ma non sufficienti a dimostrazione dell’esistenza dell’HIV sono  l’ottenimento del genoma dell’HIV da particelle che somigliano ai retrovirus e poi il rilevamento dello stesso genoma in vivo” presenta un errore, e cioe’, afferma un qualcosa ma senza fornire la ragione di codesta affermazione assolutistica. In altre parole, non fa riferimento a chi scrisse e dove si trova una affermazione del genere; oppure, altrettanto come fate voi, vorrei chiederVi di fornirmi la referenza a sostegno di questa Vostra affermazione. Oppure, piu’ precisamente, dov’e’ l’evidenza a dimostrazione della Vostra affermazione secondo la quale “Le condizioni assolutamente necessarie ma non sufficienti a dimostrazione dell’esistenza dell’HIV sono l’ottenimento del genoma dell’HIV da particelle che somigliano ai retrovirus e poi il rilevamento dello stesso genoma in vivo”?... Ecco la mia domanda: quali sono le condizioni assolutamente necessarie ma non sufficienti a dimostrazione dell’esistenza di Marco Ruggiero alla luce della scoperta recente del microbioma umano? Dovreste prendere in considerazione che nel mio (?) corpo esistono 25 mila bilioni di cellule eucariote clonali (speriamo che tutte loro siano clonali!), oltre a un numero dieci volte superiore di cellule batteriche, ciascuna dotate di un DNA diverso, e tutte loro contribuiscono alla mia esistenza individuale (?). Se voi mi fornite la Vostra definizione dell’esistenza di un essere vivo composto di questo tipo, allora cerchero’ di rispondere alla Vostra domanda riguardo all’HIV.

Il vantaggio dell’appello alla mancanza di regole lo si puo’ capire facilmente. Se non si trova alcuna terraferma sulla quale il dibattito possa essere condotto, allora l’asserzione secondo la quale “l’HIV e’ un retrovirus esogeno” non puo’ mai essere contestata, nemmeno nei suoi stessi termini. A prescindere di quale sia l’autorita’, la referenza o le prove che vengano fornite nei confronti di un regolamento specifico, esse possono essere respinte attraverso il medesimo appello alla mancanza di regole, e invocando il regresso infinito (“Su quale autorita’ si basa l’autorita’ della sua autorita’?”, ecc.) ed il relativismo (“Conosco un’altra autorita’, anch’essa attendibile, che afferma un qualcosa di diverso”), e cioe’, si tratta di uno stratagemma molto conosciuto dagli avvocati di prima istanza.

Oppure, potrebbero essere confutate attraverso lo spostamento del terreno verso il dibattito delle parti, degli insiemi e dei composti, nella terra filosofica di nessuno.

Tuttavia, possiamo aggirare tutto questo abbastanza facilmente se si potesse convincere il prof. Ruggiero di rispettare semplicemente le comuni regole della logica e del ragionamento scientifico. Nell’intervista concessa a Celia Farber, lui stabili’ implicitamente i suoi criteri per dimostrare l’esistenza di un retrovirus esogeno. L’argomentazione potrebbe essere riassunta cosi’:

Prima parte: esiste l’X (una sequenza nucleotidica)

l’X viene attribuita all’Y (e cioe’, all’HIV definito come retrovirus)

quindi

l’Y esiste.

Seconda parte: l’X non e’ omologo nei confronti della Z (il genoma umano di Sanger)

quindi

l’Y2 esiste (l’HIV definito come retrovirus esogeno).

La seconda parte dell’argomentazione di Ruggiero riposa sulla prima parte. Ma quale logica presenta la prima parte? Si tratta di un esempio classico di tautologia. Come accade con tutte le argomentazioni a favore dell’esistenza dell’HIV, essa presume l’esistenza di cio’ la cui esistenza vorremmo dimostrare. Inoltre suppone che ci sia un insieme definito del quale la sequenza nucleotidica e’ parte. Tuttavia, e per il gusto di discutere, accettiamo la tautologia, ma codesta e’ fallace come chiarito dal seguente esempio:

Dove c’e’ fuoco c’e’ anche fumo

quindi

Dove c’e’ fumo c’e’ anche fuoco

E’ facile concepire dei casi in cui c’e’ fumo senza fuoco senza dover respingere la premessa secondo la quale dove c’e’ fuoco c’e’ anche fumo. L’insieme, e cioe’, il fuoco, non segue logicamente dalla parte, e cioe’, dal fumo, anche se viene accettata l’esistenza del fuoco.

Quindi, vediamo quanto segue:

Dove c’e’ un retrovirus c’e’ anche una sequenza nucleotidica

quindi

Dove c’e’ una sequenza nucleotidica c’e’ anche un retrovirus

Anche se dovessimo ammettere l’esistenza dell’HIV, l’argomentazione e’ semplicemente fallace. Percio’, la richiesta del Gruppo di Perth segue le regole piu’ semplici della logica, e cioe’, l’X (il genoma dell’HIV) dovrebbe essere ottenuto dall’Y (la particella retrovirale) per dimostrare che l’X e’ parte di un qualcosa di cui l’Y e’ l’insieme. Ma prima di attingere questo, e’ completamente irrilevante se l’argomentazione di Ruggiero secondo cui l’HIV e’ esogeno deriva dalla seconda parte o no.

Ricapitolando, se si capisce che dall’esistenza di Y non deriva l’esistenza di X, a meno che sia gia’ stato stabilito che Y e’ parte di X, non avremmo bisogno di cercare aldila’ dell’autorita’ sulla quale si appoggia l’affermazione secondo cui:

Le condizioni assolutamente necessarie ma non sufficienti a dimostrazione dell’esistenza dell’HIV sono  l’ottenimento del genoma dell’HIV da particelle che somigliano ai retrovirus e poi il rilevamento dello stesso genoma in vivo.

A questo punto si dovrebbe far appello all’induzione, e potremmo dire: “Finora, ed in ogni esempio, ne consegui’ che l’X fosse l’Y” - in ogni caso in cui una sequenza nucleotidica presenta certe caratteristiche definite, ne consegui’ che ci fosse un retrovirus corrispondente.

Questa argomentazione e’ empirica, e anche la scienza dovrebbe essere cosi’. Ma e’ vera?

Di recente, RA e’ diventata molto affezionata ai retrovirus endogeni umani (HERV) e si pregia di avere almeno due componenti del comitato che affermano di avere un approccio unico nei confronti delle loro caratteristiche e dimora, quindi la richiesta del Gruppo di Perth dovrebbe essere facile da soddisfare. Se in ogni caso (a parte l’HIV) c’e’ un retrovirus che corrisponde ad un certo tipo di sequenza nucleotidica, il fornire prove a dimostrazione dell’esistenza di almeno uno di codesti HERV dovrebbe essere qualcosa di facile.

Se il prof. Ruggiero, in qualsiasi momento e spazio, riuscisse a fornire le prove a dimostrazione dell’esistenza di questi diversi microorganismi, e dei quali adesso ci dice che contribuiscono con le sue parti all’insieme, allora forse il mistero dell’esistenza di un essere vivente talmente composto quanto lui non sarebbe piu’ un ostacolo ai fini di presentare le prove a dimostrazione dell’esistenza di un ente talmente semplice quanto l’HIV.

Speriamo di avere queste prove prima possibile.